| Smaltita
la sbornia per il trionfo iridato nella classe 125 avevo davanti
a me due strade percorribili: rimanere nella ottavo di litro per
fare sfoggio del numero uno sulla carena e contemporaneamente tentare
di fare il bis mondiale, oppure salire di categoria, passando alla
più impegnativa 250cc. Devo dire con molta onestà
di avere scelto senza indugi
la seconda ipotesi, nonostante l'insistenza dei vertici Aprilia
che mi avrebbero voluto vedere ancora protagonista nella minima
cilindrata. Numero uno avevo dimostrato di esserlo in pista e mi
sentivo pronto per lanciare una nuova sfida, in particolare a me
stesso.
La stagione 2001 non è stata facile, caratterizzata
da molti alti e bassi. L'impegno da parte della struttura tecnica
gestita da Mauro Noccioli non è mai venuto meno, ma i risultati
si sono rivelati inferiori alle attese. E dire che l'esordio stagionale
nel GP del Giappone
a Suzuka era culminato con un inaspettato terzo posto, dopo che
per tutta la gara avevo mantenuto senza problemi la seconda posizione.
Forse la facilità con la quale ero riuscito ad inserirmi
subito ai vertici della quarto di litro mi aveva illuso che le cose
avrebbero preso una piega ancor più positiva, soprattutto
una volta tornati in Europa.
Così dopo il quarto posto di Welkom mi sono ritrovato ad
inseguire: ottavo a Jerez, sesto a Le Mans e poi i due quarti posti
nei GP d'Italia e di Catalunya non mi facevano comunque dormire
sonni tranquilli, perché il feeling con la moto tardava ad
arrivare. Dopo sei gare consecutive concluse in zona punti (un record!),
la fase centrale del campionato mi riservava brutte sorprese, a
cominciare dalla pioggia di Assen alla quale facevano seguito le
cadute di Donington (con frattura della scapola destra) e al GP
di Germania.
Come
se tutto ciò non fosse bastato, la striscia negativa proseguiva
anche nelle manches successive: a Brno una gomma difettosa, all'Estoril
lacatena che scivola fuori dalla sua sede naturale mi fanno precipitare
indietro nella graduatoria iridata. Mancano cinque gare alla conclusione
del mondiale e devo assolutamente risalire la china, evitando di
commettere errori. Le cose iniziano ad andare un po' meglio ed ecco
arrivare
come una boccata d'ossigeno i piazzamenti di Valencia (7°),
Motegi (6°), Phillip Island (7°), ai quali seguono il quarto
posto di Sepang ed il terzo gradino del podio nel GP del Brasile
a Rio, dove ho riassaporato l'emozione di stare davanti a tutti
per quasi sette giri.
Anche il campionato 2002 mi ha riservato più amarezze che
sorprese, a cominciare dall'impossibilità a poter scendere
in pista con l'Aprilia ufficiale. I problemi economici sono iniziati
ancor prima dello start iridato e, mio malgrado, ho dovuto prendere
il via in sella ad un'Aprilia kit privata, sempre supportato da
Mauro Noccioli e dalla sua equipe. Nonostante avessi avuto anche
altre richieste per disputare il mondiale della classe 250, volevo
dimostrare la mia gratitudine al team che l'anno precedente mi
aveva permesso di prendere confidenza con la quarto di litro, a
cinque esatti dalla mia ultima gara nella categoria.
Nel GP del Giappone ho festeggiato la mia centesima presenza nel motomondiale…con
una scivolata a causa della pioggia! Mi sono rifatto in Sudafrica e a Jerez,
con due quinti posti e 4 giri in testa nel GP di Spagna. Anche a Le Mans ho guidato
il plotone, per 9 giri, concludendo la gara al quarto posto.
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Continua...
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