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LA MIA AUTOBIOGRAFIA

     Testo raccolto da Carlo Magni

    Smaltita la sbornia per il trionfo iridato nella classe 125 avevo davanti a me due strade percorribili: rimanere nella ottavo di litro per fare sfoggio del numero uno sulla carena e contemporaneamente tentare di fare il bis mondiale, oppure salire di categoria, passando alla più impegnativa 250cc. Devo dire con molta onestà di avere scelto senza indugi la seconda ipotesi, nonostante l'insistenza dei vertici Aprilia che mi avrebbero voluto vedere ancora protagonista nella minima cilindrata. Numero uno avevo dimostrato di esserlo in pista e mi sentivo pronto per lanciare una nuova sfida, in particolare a me stesso.
   La stagione 2001 non è stata facile, caratterizzata da molti alti e bassi. L'impegno da parte della struttura tecnica gestita da Mauro Noccioli non è mai venuto meno, ma i risultati si sono rivelati inferiori alle attese. E dire che l'esordio stagionale nel GP del Giappone a Suzuka era culminato con un inaspettato terzo posto, dopo che per tutta la gara avevo mantenuto senza problemi la seconda posizione. Forse la facilità con la quale ero riuscito ad inserirmi subito ai vertici della quarto di litro mi aveva illuso che le cose avrebbero preso una piega ancor più positiva, soprattutto una volta tornati in Europa.
Così dopo il quarto posto di Welkom mi sono ritrovato ad inseguire: ottavo a Jerez, sesto a Le Mans e poi i due quarti posti nei GP d'Italia e di Catalunya non mi facevano comunque dormire sonni tranquilli, perché il feeling con la moto tardava ad arrivare. Dopo sei gare consecutive concluse in zona punti (un record!), la fase centrale del campionato mi riservava brutte sorprese, a cominciare dalla pioggia di Assen alla quale facevano seguito le cadute di Donington (con frattura della scapola destra) e al GP di Germania.
Come se tutto ciò non fosse bastato, la striscia negativa proseguiva anche nelle manches successive: a Brno una gomma difettosa, all'Estoril lacatena che scivola fuori dalla sua sede naturale mi fanno precipitare indietro nella graduatoria iridata. Mancano cinque gare alla conclusione del mondiale e devo assolutamente risalire la china, evitando di commettere errori. Le cose iniziano ad andare un po' meglio ed ecco arrivare come una boccata d'ossigeno i piazzamenti di Valencia (7°), Motegi (6°), Phillip Island (7°), ai quali seguono il quarto posto di Sepang ed il terzo gradino del podio nel GP del Brasile a Rio, dove ho riassaporato l'emozione di stare davanti a tutti per quasi sette giri.

Anche il campionato 2002 mi ha riservato più amarezze che sorprese, a cominciare dall'impossibilità a poter scendere in pista con l'Aprilia ufficiale. I problemi economici sono iniziati ancor prima dello start iridato e, mio malgrado, ho dovuto prendere il via in sella ad un'Aprilia kit privata, sempre supportato da Mauro Noccioli e dalla sua equipe. Nonostante avessi avuto anche altre richieste per disputare il mondiale della classe 250, volevo dimostrare la mia gratitudine al team che l'anno precedente mi aveva permesso di prendere confidenza con la quarto di litro, a cinque esatti dalla mia ultima gara nella categoria.
Nel GP del Giappone ho festeggiato la mia centesima presenza nel motomondiale…con una scivolata a causa della pioggia! Mi sono rifatto in Sudafrica e a Jerez, con due quinti posti e 4 giri in testa nel GP di Spagna. Anche a Le Mans ho guidato il plotone, per 9 giri, concludendo la gara al quarto posto.

 

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